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Marimo, l’alga danzante

William Shakespeare era fissato con i finali cupi e violenti con vittime che morivano in seguito ad inganni. Fece morire due giovani innamorati veronesi con un veleno finto ed uno vero (più un coltello): la signorina Giulietta beve una pozione che la fa sembrare morta ma, essendo forse un po’ svampita, si dimentica di avvisare l’innamorato. Romeo la vede in quello stato ed essendo un tipo precipitoso beve subito un veleno vero. Giulietta si sveglia, vede il ragazzo morto, gli prende il pugnale e fa subito in modo di raggiungerlo nell’aldilà.
Se il Bardo fosse stato meno drammaturgo e più commediografo ci avrebbe dato un Romeo meno frettoloso che avrebbe vegliato in lacrime la sua bella e l’attesa l’avrebbe ripagato con lo spavento ma anche con la gioia di veder tornare improvvisamente in vita la sua svampita amica. L’epilogo potrebbe essere stato una splendida vita coniugale allietata da episodi di felicità e battibecchi per chi deve uscire a buttare la spazzatura, portare i figli a scuola e andare a fare la spesa. Non è improbabile che qualcuno di Broadway ne avrebbe tratto un musical di successo con tanto di diritti d’autore per i discendenti di Shakespeare, semmai ne esistesse qualcuno.

Gli amanti danzanti

Vicende di innamorati ostacolati dalle rispettive famiglie si raccontano un po’ dappertutto, nei piccoli villaggi e nelle grandi nazioni; tutte queste storie e leggende finiscono sempre, o quasi, con il congiungimento degli amanti, morti, vivi o trasformati.
In Giappone si racconta di due giovani che per sfuggire alle famiglie ostili raggiunsero le sponde del lago Akan e lì poterono vivere per sempre unendo i loro cuori che si trasformarono in una marimo.
Un’altra versione dice che si trasformarono in un’alga ciascuno così che potessero danzare insieme dal fondo alla superficie e viceversa.
in questa leggenda invece del finale cruento troviamo la trasformazione nella strana alga che, a differenza della maggior parte dei vegetali, ha la caratteristica di non star ferma.

Il lago Akan Il lago akan

La palla che balla

Marimo in giapponese significa “pianta acquatica sferica” ((Mari = pallina, Mo= pianta acquatica). E’ chiamata anche Alga palla, Sasso-pianta e Cladofora (appartiene alla famiglia delle Cladophoracee) e il suo nome scientifico è Aegagropila linnaei.
Originariamente viveva in 3 soli laghi, in Estonia, in Giappone e in Islanda e a quanto pare non dev’essere simpatica ai pescatori islandesi perché la chiamano kúluskítur, nome molto descrittivo che significa “sfera di erbaccia che rimane impigliata nelle reti da pesca“.
Invece è apprezzata in Giappone essendo anche protagonista di fumetti e di un festival annuale di 3 giorni allestito sulle rive del lago Akan dagli appassionati di queste palline, ognuna delle quali non è una singola alga ma è una colonia composta da sottilissimi fusti verdi privi di radici che, amando i composti azotati, assorbono nitrati, nitriti e componenti ammoniaci rilasciando per fotosintesi una gran quantità di bolle di ossigeno che spingono le palline a galla per poi scendere quando si scaricano delle bollicine.

palle di marimo

In natura raggiunge i 200 anni, sopporta temperature al di sotto dello zero resistendo anche al congelamento ed in fondo ai laghi le colonie possono assumere la forma di tappeti che ricoprono le rocce e i fondali fangosi ma la forma sferica è caratteristica per i suoi movimenti e le palline sono facili da coltivare e le si possono trovare in vendita anche col nome di “muschio sferico giapponese” – ma noi sappiamo bene che non è un muschio – l’errore è dovuto agli inglesi che l’hanno chiamata “moss ball“.
Grazie alla leggenda è stata eletta simbolo dei legami di amore e affetto profondi e duraturi ed è quindi considerata un simpatico regalo per partner e parenti, facile da coltivare e da tramandare di generazione in generazione (per circa 200 anni).
Ha bisogno di poche cure – le istruzioni si trovano facilmente nel web – e le basta un barattolo con acqua di rubinetto.

marimo in boccia

Le palline che girano

Cresce molto lentamente non superando i 5 millimetri all’anno fino a raggingere un diametro massimo di 10 centimetri (in natura arriva anche a 30 centimetri). Per farla crescere più velocemente va tenuta in un contenitore abbastanza grande cambiando spesso l’acqua per rinnovare l’apporto di nutrienti.
Dopo i 10 anni di età potrebbe “riprodursi” tramite una protuberanza che sporge dalla palla.
E per vederla muoversi basta aggiungere acqua frizzante nel suo contenitore. L’anidride carbonica l’aiuterà a produrre più bollicine facendole aumentare le rotazioni.
Se poi volete aumentare l’effetto scenico per eventuali osservatori mettete un po’ di musica ambient.
Come la colonna sonora del musical di Broadway su Giulietta e Romeo … che però per colpa di Shakespeare non esiste

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[Dott. Giuseppe Natalizio]

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