
A gennaio del 1985 dal ciclostile del CIRCOLO ARCI del mio paesello natio usciva il n° 1 di AMBIENTE, giornalino di Legambiente nato grazie all’indiscussa abilità organizzativa del Presidente e Padrone del Circolo.
L’intento principale era quello di polemizzare contro l’Amministrazione Comunale di allora, ma dopo qualche numero il pamphlet paesano cominciò ad assumere gradualmente la struttura di una vera rivista; dopo qualche anno, stampata a colori in tipografia, suscitava interesse dapprima anche nei comuni limitrofi e poi in buona parte della provincia, merito soprattutto dell’entusiasmo di giovani collaboratori che, gratuitamente, la arricchivano con contenuti sportivi, politici, di attualità, di folklore e ambientali, di rilevanza regionale e nazionale.
E fra quei giovani c’ero anch’io.


Collaboravo con vignette satiriche e disegni seri, tra cui alcune illustrazioni di copertina e il logo della rivista: “Ambiente” con la “A” formata da un uccello.
Scrivevo degli argomenti che. da laureando in Scienze Biologiche, conoscevo meglio; i miei articoli parlavano di natura e dell’impatto antropico sull’ambiente – ad esempio caccia “sportiva” e dissesto idrogeologico. Molti mi riconoscevano il pregio di utilizzare un linguaggio semplice che senza tradire il rigore scientifico risultava chiaro e fruibile a tutti, dal ragazzino delle scuole medie ed elementari, all’adulto laureato e a quello poco alfabetizzato.
Fu così che nel numero di dicembre 1986 pubblicai un articolo sull’Abete dando inizio alla serie VITA CURIOSA, la rubrica fissa dove ogni mese trattavo di aneddoti, curiosità e leggende riguardanti piante e animali rispettando la realtà scientifica cercando di evitare – e secondo molti, riuscendo – di essere pesante e noioso.

Ma come tutte le cose belle dopo qualche anno la rivista AMBIENTE cessò di esistere, anche perché i vecchi “giovani collaboratori” iniziando ad avere famiglie da mantenere non avevano più tempo per collaborare gratis a una rivista in cui guadagnava una sola persona.
Il Circolo ARCI esiste ancora oggi, è resistito nel tempo gestito dallo stesso padrone di sempre, ma ora ha principalmente la funzione di luogo di ritrovo esente, come tutte le strutture simili, da IVA e imposte dirette. Gli “eventi culturali” sono rappresentati dalle chiacchiere degli avventori fra cui, come in ogni bar, ci sono alcuni convinti che frequentare Facebook, Twitter e YouTube li renda edotti su qualsiasi argomento che sia attuale in quel momento.Ma mentre una volta le bufale rimanevano confinate fra le pareti del proprio bar. Oggi dilagano nel web; “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.” [Umberto Eco parlando ai giornalisti, durante la cerimonia di conferimento della laurea honoris causa in Comunicazione e Cultura dei media – 10 giugno 2015 all’Università di Torino].
Il titolo della rivista a colori: 

Nel 2019 il proprietario del Circolo mi manifestò la volontà di voler riprendere la pubblicazione della rivista e così facendo ebbe il merito di farmi ricordare il piacere della ricerca fra le pieghe della memoria e le pagine dei miei libri ed enciclopedie per mettere insieme storie, aneddoti, segreti e leggende su organismi viventi noti a tutti (quelli meno noti negli anni 80 li lasciavo da parte).
Sono passati altri due anni – caratterizzati dall’epidemia di Covid-19 – e la nuova edizione della rivista è rimasta una volontà non realizzata del suo vecchio ideatore, che nel frattempo ha abbracciato teorie complottiste, antiscientifiche e negazioniste ed avrà perso interesse per articoli come i miei, dove le fantasticherie sono citate soltanto per metterne in evidenza la mancanza di riscontri reali e logici.
A fine 2020 ho recuperato i primi numeri di Ambiente, quelli ciclostilati e sono tuttora alla ricerca dei successivi stampati a colori, i miei li avevo prestati a un’insegnante che li ha conservati con tanta cura … da averli persi. Se ne siete in possesso vi prego di contattarmi per farmi avere copie dei miei articoli.

(Aprile – Maggio 1988)
Dicembre mi è sembrato il periodo giusto per iniziare – dopo “soli” 34 anni!- con lo stesso argomento del primo articolo del dicembre 1986, quello dedicato agli abeti. L’ho riscritto, l’ho migliorato e l’ho ampliato, ora avevo, ed ho, a disposizione non solo i miei libri e la mia memoria ma anche i motori di ricerca che sfruttano la rete internet, tecnologie che non avevo negli anni ottanta. A fine dicembre 2020 la nuova versione dell’articolo era pronta per essere pubblicata. Ma dove? La rivista Ambiente non c’era – e anche se ci fosse temo che l’orientamento anti razionale del titolare non la renderebbe adatta a ospitare argomenti di carattere scientifico.
Anche in questo caso mi è venuto in aiuto il web: un sito è facile da pubblicizzare e da far raggiungere a chi è interessato e allora che ho dato il via a Vita Curiosa in formato elettronico ospitata da Altervista, la piattaforma italiana che offre gratis diversi tipi di supporto.
Altro meraviglioso vantaggio della pubblicazione online è la possibilità di intervenire in qualunque momento per correggere, modificare e ampliare quanto già pubblicato. È grazie a questa potenzialità che posso chiedere la vostra collaborazione con suggerimenti, correzioni e critiche usando la zona dei commenti in fondo ad ogni articolo. Oserei quindi dire che mentre gli scritti stampati su carta rimangono immutabili nel tempo.quelli in formato elettronico hanno, come gli esseri viventi, la possibilità di evolversi. In qualunque momento posso modificare, aggiungere informazioni o semplicemente correggere eventuali refusi ed errori, mentre 35 anni fa gli errori, una volta stampati, rimanevano a perenne testimonianza della distrazione dell’autore, anche quando a farli era il redattore della tipografia.
Io scrivevo i miei articoli col computer ma per motivi che sono sempre rimasti un mistero per me, la tipografia non li accettava su file, li voleva stampati e quindi Nando, lo “scrivano” doveva riscrivere col computer della stamperia quanto era già stato scritto con altri computer. Succedeva così che i suoi errori si aggiungevano ai nostri. Successe così che il mio articolo dedicato alle aquile, che in un raro afflato poetico avevo iniziato con un lirismo del tipo (cito a memoria) “Una coppia di aquile volteggia in cielo dolcemente sospinta dal vento….” fu magicamente trasformata dal ragazzo della stamperia in “Una coppia di aquile si avvolge in cielo e si dondola a spintoni nel vento….“.
Fui pertanto costretto a chieder scusa nel successivo numero di Ambiente per il refuso causato da un probabile momento di stanchezza dell’addetto della tipografia (era estate, si stava in discoteca fino all’alba).
Adesso il mio correttore di bozze sono io stesso, la pagina di languagetool.org ed i lettori che scovano errori che a me sfuggono anche dopo aver letto e riletto più volte – come quando il mio amico Tarcisio mi fece notare che Giulietta e Romeo erano Veronesi; lo sanno tutti, ma io li avevo fatti diventare Veneziani. Se andate a leggere l’articolo sui Marimo non troverete alcuna traccia di quel madornale refuso, grazie alla possibilità di apportare modifiche.
La stampa tradizionale non perderà mai il fascino dell’odore e della sensazione della carta sotto le dita e della manualità dello sfogliare le pagine (le prime volte che leggevo libri su tablet mi capitava ogni tanto di mettere le dita sul bordo del dispositivo per girare pagina – rimanendo ogni volta un tantino deluso) ed io che ho scaffali pieni di libri vorrei altro spazio per aggiungerne ancora.
Ma la digitalizzazione, fra gli altri pregi, fa bene agli alberi, non c’è bisogno di abbatterne per trasformarli in carta, e fa risparmiare spazio: un tablet, un computer, uno smartphone, un lettore di ebook possono contenere migliaia di libri che possiamo portare con noi senza doverci procurare un camion. Una penna USB può contenere più di 100 volte i libri dei miei scaffali (e anche per gli scaffali, se sono di legno, bisogna sacrificare alberi) ed occupa 1.000.000 volte meno spazio, posso portarmela in tasca e senza doverla sollevare con una gru.
E non trascuriamo il fatto che grazie allo smartphone dal quale non ci separiamo mai possiamo consultare questo sito nel caso ci imbattessimo in un Arapaima o in una formica “posseduta” dall’Ophiocordycep O, molto più verosimilmente per le nostre latitudini, in abeti, vipere e robinie.
Ho quindi pensato che non sia stato sbagliato dar un nuovo inizio, 34 anni dopo quel primo articolo sull’Abete, a una nuova VITA CURIOSA in formato digitale dove raccontare come la natura, quella reale, può stupirci senza bisogno delle invenzioni degli “scienziati del web”.
Ho già detto che meno che non parli di leggende, mi attengo a fatti certi, verificabili e dimostrabili.
L’unica pecca rispetto alla vecchio giornalino cartaceo è la frequenza di uscita degli articoli. A quei tempi li sfornavo con cadenza mensile, di pari passo con la rivista. Adesso me la prendo comoda, non ho nessuno che mi sollecita, in compenso ho tutto il tempo per informarmi, studiare, cercare e raccogliere dati, assemblarle in modo leggibile e infine offrirvi articoli il più completi possibili.
Nessuno mi paga, è vero, ma mi ripaga la soddisfazione di sapere che apprezzate i miei sforzi, e il vostro modo di dimostrarlo sono i commenti. Ê sempre una gran soddisfazione per me leggere i vostri giudizi, critiche e consigli. Non siatene avari!
Qualcuno mi ha detto “ma io scrivo male, non vorrei fare brutte figure con i miei errori” – non preoccupatevi (o non cercate scuse), Altervista mi consente di intervenire e correggere i commenti prima di renderli pubblici.
Ed anche dopo se, volete modifiche o vi pentite e volete eliminarli.
Giuseppe Natalizio 

Ciao, Peppe, complimenti veramente per questo giornale on line se così possiamo definirlo. Cmq avremo modo di approfondire molte altre aspetti. Sono riuscito anche se in ritardo a visitare il sito. Penso e rimpiango i tempi in cui scrivevi su Ambiente, nella nostra Benestare. Ad ogni modo penso che nulla è perduto e forse potremmo ricominciare a scrivere e stampare e a registrare un nuovo marchio !
Ciao!
Simpatica anche la ricostruzione storica.
Buona scrittura
Ciao, Sono riuscita a visitare il sito e leggere quasi tutto ,carinissimo ed interessante, molto fluido da leggere, non appesantisce ed e’ esauriente, accessibile a tutti , la comunicazione scientifica è ottima, divulgativa e conoscitiva, linearmente approfondita e al contempo accessibile anche a coloro che non sono biologi o naturalisti. Perché non proponi al Parco o alla Città Metropolitana ?
Grazie dottoressa, i tuoi complimenti, venendo da un’esperta in divulgazione scientifica, sono più che graditi.
E li considero uno spunto per continuare a tener sempre presente chiarezza, informazione e rigore scientifico.